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5 ragazzi si danno fuoco in Marocco: il gesto di chi non ha voce!

E’ passato circa un anno dall’inizio delle rivolte del Medio-Oriente e del Nord-Africa. Tutto ha una ragione e la Primavera Araba nasce appunto da un’insieme di rivolte contro i regimi dittatoriali ancora esistenti non soltanto nei paesi meno industrializzati così come oggi si pensa.

L’INIZIO – Il 17 dicembre del 2010 un commerciante di frutta di Sidi Bou Said in Tunisia come ogni giorno era uscito da casa per lavorare ma quello non fu un giorno qualunque: la polizia gli confiscò tutta la merce che aveva in vendita perchè si disse sprovvista del regolamento necessario. Mohammad Bouazizi questo il suo nome volle protestare a lungo contro le autorità locali ma vide che ciò non ebbe il risultato sperato.

IL GESTO – Lo stesso giorno si diede fuoco dinanzi la sede del governo locale e dunque quel gesto diede inizio alla Primavera Araba. Oggi non è cambiato nulla, o meglio si sono succedute rivolte, cadute dittatoriali, nuovi governi, guerre ma molti continuano a protestare con lo stesso gesto di quest’uomo. Un gesto estremo che tocca il paradosso: si muore perchè non si riesce a vivere.

CRONACA – La notizia riportata dai più imprtanti quotidiani del mondo è che il 19 gennaio altre 5 persone in Marocco si sono date fuoco, stesso gesto, stesso animo, uguale sequenza d’immagini. Dei cinque tre riportano gravi ustioni di primo e secondo grado mentre i restanti due restano illesi. Il gesto avveniva mentre era in corso l’occupazione del Ministero dell’Istruzione per chiedere nuovi posti di lavoro. La settimana scorsa sempre in Tunisia altre 4 persone si sono date fuoco e una è morta.

TIBET – La situazione si ripete in Tibet, dove molti monaci tibetani si sono dati fuoco per protestare contro l’occupazione cinese del Tibet e il ritorno del Dalai Lama. Il 17 ottobre una donna si è immolata dinanzi al suo monastero. Anche in questo caso tutto è iniziato con un caso: il gesto di Phuntsog a marzo ha dato avvio alla detenzione di circa 300 monaci di Kirti per un mese. Durante le proteste la polizia interviene ed apre il fuoco.

Azioni come queste non devono essere certo etichettate come gesti eroici, ma come voci che cercano di gridare al mondo ciò che succede. Il loro paese, la loro terra viene continuamente assediata, mentre il regime mette divieti e impone silenzi. La loro unica forza sta nel cercare di avere l’attenzione dei media tuttavia sino ad ora se questo è avvenuto, nulla sembra esser cambiato.

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