Ribalta o Retroscena? Tu cosa scegli?

Il concetto di visibilità è strettamente connesso a ciò che è pubblico e ciò che è privato.
Goffman, uno studioso a me caro, affermava che tutti gli individui indossano una maschera, e mettono in scena una rappresentazione del proprio self. Possiamo dedurre quindi che tutti siamo attori, tutti recitiamo e mettiamo in scena i nostri lati migliori o quei lati che pensiamo possano essere migliori per gli altri. Contemporaneamente nascondiamo i nostri lati deboli che riserviamo per il nostro retroscena.
La nostra vita in questa visione si realizza in un continuo di “ribalta” e “retroscena”.
Ognuno di noi quindi è immerso nella sfera visibile e nella sfera invisibile; molto spesso questi confini appaiono sfumati e non perfettamente delineati. Questo appare evidente nel meccanismo della chat dove ognuno di noi comunica con l’atro ed è separato da uno schermo, perciò ciò che è in chat rappresenta la sua vita online e ciò che è nella vita quotidiana rappresenta la sua vita offline.
Ritornerò su questo argomento in maniera più specifica nel proseguo, per ora è importante affermare che i confini tra on e off sono molto labili.
Nei secoli precedenti un leader politico era visibile alla popolazione in rare occasioni, il più delle volte appariva al pubblico di corte, per lui era necessario controllare il suo comportamento soltanto dinanzi a quello stretto pubblico.
Oggi, il leader politico come gli attori di Goffman è sempre sul filo della visibiltà-non visibilità e perciò è molto difficile per lui controllare il comportamento.
In tutte le occasioni in cui è ripreso da una tv, ad esempio, deve controllare non soltanto i suoi gesti, le sue parole in relazione a persone a lui fisicamente vicine ma soprattutto in relazione al pubblico dei non presenti, ossia a quelle persone che lo guardano, lo ascoltano attraverso la televisione e la radio.
La sfumatura dei confini ha così portato all’incremento delle gaffe, degli scandali, delle fughe di notizie dei personaggi pubblici.
Esiste quindi una pubblicità mediata, definta dallo studioso Thompson, poichè a differenza della pubblicità della compresenza che si basa sulla condivisione di un medesimo luogo, ora noi possiamo conoscere un evento anche se siamo in un posto differente rispetto a cui quell’evento ha avuto luogo.
In ciò sta la potenza dei media.

Che cosa cambia dalla percezione diretta di un evento ad una indiretta o mediata???
A detta degli studiosi e in particolare di Gerbner, cambia moltissimo.
La percezione di evento cambia: quando noi siamo presenti ad un concerto entrano in gioco l’emozione, l’acustica, la posizione da cui noi guardiamo.
Tutto ciò attraverso i media viene ridimensionato, e sostanzialmente eliminato, questo perchè l’evento, il concerto nel caso dell’esempio è stato ripreso, registrato, riprodotto, e ritrasmesso dalla tv. Ogni componente è stata modificata, forma e contenuto sono diversi, ne deriva una variabilità della percezione dell’evento(concerto).

Fonti: Thompson Mezzi di comunicazione e modernità
Silverstone Perchè studiare i media

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Media such as…I am the world!

Molti studiosi hanno considerato l’attività di produzione, distribuzione e ricezione delle informazioni come aspetti centrali della nostra vita quotidiana. Possiamo ben dire che sono parti del tessuto della nostra esperienza.
Marshall MacLuhan uno dei maggiori esponenti dell’action research considerava i media come “protesi” vere e proprie che aumentano e potenziano il raggio d’azione degli esseri umani.
Pensate dunque oggi ad una giornata senza un qualsiasi supporto mediatico: telefonino, pc, e.mail solo per farne alcuni esempi.
Si calcola che nelle società primitive la maggior parte delle interazioni erano face to face per dirla alla Goffman, oggi si assiste ad un’inversione di tendenza, viviamo in un mondo più che mai mediato perciò le nostre iterazioni sono anch’esse mediate.
Ritorniamo per un attimo all’esempio precedente, cosa faremmo se un giorno fossimo senza supporti mediali? La nostra vita odierna non può prescindere dal loro utilizzo; prendiamo appuntamenti, organizziamo le nostre giornate, ci aggiorniamo su ciò che avviene dall’altra parte del mondo, ma sicuramente ci fidiamo dei media, ci divertiamo con i media, consumiamo attraverso i media.
Basti pensare a come siamo in grado di organizzare la nostra giornata in base al palinsesto televisivo, e noi riconduciamo molta fiducia nei media. I media sono catalizzatori di fiducia, un esempio? I telegiornali ci fornisco informazioni continue locali e globali, e allora noi siamo portati a credere a tutto ciò che i media veicolano, ma vi siete mai chiesti il motivo??
Bisogna dedurre che in gran parte ciò è dovuto al grado di fiducia che noi riponiamo nella fonte, ma in gran parte ciò è dovuto anche alle convenzioni della rappresentazione.
E’ chiaro che la società italiana riconduce molta fiducia nella televisione, ma grazie all’incremento e allo sviluppo del web 2.0 i giovani e coloro che hanno competenza possono dedurre informazioni su varie piattaforme digitali, quindi perchè fidarsi solo della tv?
Noi ci divertiamo con i media, vi chiederete come ciò sarà possibile; semplice, i media sono luoghi del gioco, continuamente ci trasportano all’interno di spazi di gioco distaccati dall’esterno che ci conducono a rischiare proprio perchè non sono realtà. Pensate ai quiz televisivi ed ogni altro format in generale.
Infine noi consumiamo attraverso i media: cosa significa?
I media continuamente ci stimolano con messaggi in primo luogo pubblicitari a comprare questo o quello, siamo persuasi dalle pubblicità, sarà un espressione forte ma come dice lo studioso Silverstone i media in definitiva ci consumano.

Potremmo dire che i media ci portano ad affermare “Credetemi io sono il Mondo”, perchè ci portano a credere che tutto ciò che sia veicolato da questi supporti sia vero, ma in realtà non è sempre così…..

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