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Elezioni 2013: Italia nel caos

Il caos è il protagonista del nostro Bel Paese, i risultati delle elezioni 2013 riflettono questo. Partendo dalla girandola di numeri senza senso generata dai sondaggisti in tv, per arrivare al quadro di ingoverabilità. Il centrosinistra esce sicuramente sconfitto, da mesi vigeva la Immagineconvinzione che avrebbe stravinto, invece…stravince Berlusconi che moltissimi davano ai margini: Grillo travolge, raccogliendo un voto che è soprattutto di protesta tra coloro che sono trentenni e quarantenni oltre che ventenni, sintomo che le nuove generazioni vogliono abitare in un mondo diverso, ma gli effetti si vedranno nel lungo termine… E’ doveroso riflettere sul Movimento di Beppe Grillo che diviene il primo partito alla Camera superando il Pd, ed è secondo al Senato; bisogna riflettere sulla ridotta distanza tra Pd e Pdl. Il Cavaliere riesce nell’obiettivo di pareggiare al Senato (117 seggi contro i 119 del centrosinistra). Bersani e Sel guadagnano 280 mila voti in più: 31,6 contro il 30,7%), alla fine c’è solo mezzo punto di distanza e soltanto 100 mila voti tra i due schieramenti, a favore del centrosinistra: 29,5% rispetto al 29.1%. Poco davvero. Mario Monti esce sconfitto, la coalizione ottiene il 10,6%, ma lui si dice soddisfatto. Nessuno si concentra sul dato penoso dell’affluenza: 75,1% cioè 5 punti persi rispetto al 2008, dato che conferma la disaffezione degli italiani verso la politica ed i principali protagonisti. Beppe Grillo si affida all’uso dei new media e tenta di escludere la televisione, sicuramente strategico poichè capisce l’importanza dei new media in questo momento e punta molto sulla comunicazione e sul voto dei giovani. Il centrosinistra resta ingabbiato nel passato e nel dilemma: se avesse vinto Renzi. Vendola, infine, non pervenuto.

Giornalismo all’epoca di Twitter

Si è da poco concluso Il Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia e importanti firme editoriali e non sono intervenute nei diversi dibattiti. Opportunità rara per discutere sull’attualità e principalmente sul rapporto tra vecchi media e nuovi media dove è stato fondamentale riuscire ad utilizzare la tecnologia come un aggiornamento in tempo reale. Tutti o quasi i presenti erano muniti di Ipad, Pc e altri dispositivi di ultima generazione che si stanno sempre più avviando verso il social e verso l’ibridazione tra editoria ed informatica. Non a caso si parla infatti di editoria elettronica.

TWITTER REVOLUTION – Se nel 2010 c’è stato il boom di utilizzatori di Facebook, negli ultimi mesi la piattaforma digitale di Twitter si avvia verso una gloriosa evoluzione. Differenze a parte tra i due social network sicuramente Twitter è più proiettato verso una dimensione professionale rispetto a Facebook: la conferma è data dall’asimmetricità delle relazioni(io ti seguo ma tu puoi scegliere di non seguirmi). La principale fase di Twitter è iniziata con la girandola di news sul social riguardanti le rivolte della primavera araba, principalmente in Tunisia e in Egitto ma anche durante la cattura di Osama Bin Laden. Ecco perchè si parla di Twitter Revolution anche se tuttora tanti sono i critici riguardo tale posizione. Molti ritengono che sia improprio parlare di Rivoluzione di Twitter perchè la rivoluzione vera è quella che avvenuta nelle piazze così come impropria sembra l’accezione di agorà virtuale poichè è vero che le tecnologie hanno trasformato la comunicazione ma è verissimo che prima di tutto la comunicazione avviene ancora oggi principalmente in modalità face to face.

MEGAREDAZIONE ONLINE – Twitter dunque presuppone una selezione di quello che seguiamo, e la fortuna di molti sta nel seguire “quelli giusti”. In occasione di molti eventi, anche in occasone del più banale Festival di Sanremo gran parte accedeva al social network per commentare i giudizi, il responso del pubblico e così via. Twitter diventa pertanto una megaredazione always on perchè le maggiori testate giornalistiche acquisiscono sempre più informazioni su Twitter e su quest’ultimo le diffondono. L’evento del Festival del Giornalismo citato poco più su è stato gestito su Twitter ed è stato diffuso anche un hashtag specifico #ijf12 in modo tale da monitorare cosa accadeva, gli umori dei presenti e non. Twitter come strumento dunque di diffusione in quest’ultimo caso di news e interviste.

La domanda è ora: come cambia il giornalismo all’epoca di Twitter?

Questo quesito potrebbe rimandarci storicamente a quello che in passato è avvenuto con l’evoluzione del Web, si temeva infatti che nessuno avrebbe più letto i giornali, che le relazioni umane si sarebbe svolte unicamente sul web e sui cammini virtuali diventando così futili e fredde. Se siamo qui a celebrare la vittoria del Web 2.0 in questi giorni vuol dire che la tensione e le paure sono pressochè scomparse. Ma procediamo gradualmente.

SOGGETTI – In primo luogo cambiano i soggetti che inviano news: si parla di key actors per indicare attivisti, media di massa, bloggers e celebrities. Si sviluppa quello che si chiama network journalism capace di far diventare il business delle news più caotico, centinaia di voci si contrappongono a poche voci.

ATTENDIBILITA’- Una delle principali caratteristiche di una fonte risiede nella sua attendibilità, ossia quanto noi ci fidiamo ad esempio della Repubblica, del Tg1 e così via…il paradosso con il network journalism è che più voci possono essere diverse, e quindi in molti casi non vere. Fino a poco tempo fa le notizie sul web non erano verificabili ma ora è attivo un sito che permette di controllare la veridicità della news diffusa sul web.

ANDY CARVIN & PAUL LEWIS – Sono i campioni di follower, gli interpreti più efficaci delle news spalmate su Twitter. Carvin ha sorvolato gli scontri su piazza Tahrir come fosse su un elicottero a simboleggiare l’assenza fisica dall’evento, Lewis invece ha preferito il contatto con le rivolte studentesche in Gran Bretagna collezionando 35mila follower in 4 giorni. Ecco da dove parte l’evoluzione di Twitter, gli aggiornamenti live a qualsiasi ora…

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Il caso Pinterest: cos’è e perchè è importante per il brand !

Ormai la nuova frontiera sia sul web che nella vita di tutti i giorni è il Social: tutto giunge ad un collegamento tra le persone, tra gli amici, e perfino tra sconosciuti. Si moltiplicano giorno per giorno i nuovi siti social, ormai Facebook e Twitter sono sorpassati soprattutto negli U.S.A dove sta riscuotendo un ampio successo Pinterest.

COS’ E’ – Pinterest è simile per certi versi a Tumblr e ad Instagram o Flickr siti in cui è possibile condividere tutto ciò che ci interessa, non a caso il claim Pinterest così recita: ”  a place to collect, organize and share everything you like on the web”. Ma qual’è la novità? Bene, su questo sito si possono pinnare ossia marcare immagini di altà qualità, video, discussioni al fine di creare una personale pinboard ed è possibile come in altri social commentare i pin degli altri utenti o repinnarli. Le immagini acquistano un’importanza fondamentale sulla nostra pinboard dove possiamo “parlare” di home, hobby, gusto per il design, food spotting, moda, link di store…..

CONSEGUENZE – Dal pinnare deriva molto: infatti Pinterest diventa una vetrina online per il brand e per il Web Marketing! E non a caso il successo del sito è dovuto a questo. In Italia non si è ancora diffuso in pochi ne sono a conoscenza, tuttavia le immagini non hanno bisogno di traduzione in italiano e pertanto gli esperti si aspettano che verrà presto conosciuto anche nel nostro Paese. La cura delle board da parte dei grandi brand rende il cliente sempre più vicino al suo mood presentando il brand in un nuovo contesto e creando un rapporto tra questo e noi grazie anche al plug in con Facebook e  WordPress permette di condividere altrove. Anche su Pinterest saremo dunque mappati, ossia il marchio saprà quali sono i nostri interessi, quali le nostre caratteristiche ed interverrà di conseguenza: questo meccanismo non è nuovo, anche su Facebook siamo mappati al lato della barra con aggiornamenti di stato sono ripetute pubblicità eventi in base ai nostri interessi…facciamoci caso….!

CONTENT CURATION – Su Pinterest è interessante questa parte perchè anche in questo caso la personale pinboard diventa una carta a nostro favore, quasi quanto il profilo di Facebook o di Twitter. Saremo più o meno seguiti in base a ciò che scriviamo, pubblichiamo e così via; fondamentale dunque una buona organizzazione dei contenuti.

TREND – Intressantissimo vedere quanto Pinterest sia seguita per il 97,9% dalle donne, poichè pinnare immagini è molto più facile per loro perchè ci sono più ambiti come abbiamo detto poco fa.

PIU’ DI GOOGLE PLUS – Intressante notare come Pinterest cresce più di Google Plus sorpassando anche Instagram e Flickr come si può notare dai grafici.

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Fonti: www.minimarketing.it www.webinfermento.it www.techrunch.com www.youngdigitallab.com

L’abito fa il monaco o il monaco fa l’abito?

Spesso si usa un’espressione del genere per delineare una persona, chiedendosi se è appunto l’abito a fare l’uomo o viceversa. E’ un argomento che si intreccia con la moda, la fotografia e le classi sociali, ossia con tutto ciò che abbia a che fare con la nostra società.

BARTHES – Secondo l’autorevole semiologo Roland Barthes la fotografia non solo è un modo per ri-presentare ciò che ormai è assente, ciò che non c’è più ma è anche un modo per rendere più bello il volto di un soggetto. Lo studioso ci fa capire come effettivamente l’abito, il trucco la posa, i gioielli e tutto ciò che fa da ornamento è veicolo di un’appartenza a classi sociali differenti: l’abito sconfina nell’estetica e dunque è il tessuto a farla da padrone più nell’uomo che nella donna contrariamente alle aspettative; trucco e posa sono importanti quasi quanto il ritratto del soggetto, anche nella storia dell’arte i pittori dipingevano i soggetti spesso di profilo, raramente essi assumevano una postura frontale. Questo si ripropone nell’ambito della fotografia, dove molto spesso i soggetti sono posti in una situazione domestica e sono vicini ad oggetti che richiamano la loro appartenenza sociale. In arte spesso il soggetto si faceva ritrarre all’interno di dimore aristocratiche, con le stesse peculiarità della fotografia.

I coniugi Arnolfini

PRADA – Dalla fotografia e dall’arte vien fuori la moda e la recente sfilata di Prada è una prova di quanto detto fin qui. Miuccia Prada ha presentato la collezione maschile per il prossimo inverno nei giorni scorsi ed è la stessa stilista a confermare che tali abiti indossati richiamano l’idea del potere e che è stato messo in scena il potere. “La sola cosa che detesto è la sciatteria, perché quasi sempre diventa anche sciatteria mentale“, ha detto ancora la stilista, a riprova del legame fortissimo fra ciò che siamo e come decidiamo di presentarci agli altri”: così conferma la stilista.

In definitiva come nell’arte così nella fotografia così anche in passerella è fondamentale l’abito perchè esso è un mezzo che ha un significato che cambia a seconda delle culture, degli stereotipi e così via. L’abito ha una propria forma, è un oggetto, dei colori, tuttavia assume diversi significati a seconda di come lo si indossi, quando lo si indossi, dove lo si indossi.

 

5 ragazzi si danno fuoco in Marocco: il gesto di chi non ha voce!

E’ passato circa un anno dall’inizio delle rivolte del Medio-Oriente e del Nord-Africa. Tutto ha una ragione e la Primavera Araba nasce appunto da un’insieme di rivolte contro i regimi dittatoriali ancora esistenti non soltanto nei paesi meno industrializzati così come oggi si pensa.

L’INIZIO – Il 17 dicembre del 2010 un commerciante di frutta di Sidi Bou Said in Tunisia come ogni giorno era uscito da casa per lavorare ma quello non fu un giorno qualunque: la polizia gli confiscò tutta la merce che aveva in vendita perchè si disse sprovvista del regolamento necessario. Mohammad Bouazizi questo il suo nome volle protestare a lungo contro le autorità locali ma vide che ciò non ebbe il risultato sperato.

IL GESTO – Lo stesso giorno si diede fuoco dinanzi la sede del governo locale e dunque quel gesto diede inizio alla Primavera Araba. Oggi non è cambiato nulla, o meglio si sono succedute rivolte, cadute dittatoriali, nuovi governi, guerre ma molti continuano a protestare con lo stesso gesto di quest’uomo. Un gesto estremo che tocca il paradosso: si muore perchè non si riesce a vivere.

CRONACA – La notizia riportata dai più imprtanti quotidiani del mondo è che il 19 gennaio altre 5 persone in Marocco si sono date fuoco, stesso gesto, stesso animo, uguale sequenza d’immagini. Dei cinque tre riportano gravi ustioni di primo e secondo grado mentre i restanti due restano illesi. Il gesto avveniva mentre era in corso l’occupazione del Ministero dell’Istruzione per chiedere nuovi posti di lavoro. La settimana scorsa sempre in Tunisia altre 4 persone si sono date fuoco e una è morta.

TIBET – La situazione si ripete in Tibet, dove molti monaci tibetani si sono dati fuoco per protestare contro l’occupazione cinese del Tibet e il ritorno del Dalai Lama. Il 17 ottobre una donna si è immolata dinanzi al suo monastero. Anche in questo caso tutto è iniziato con un caso: il gesto di Phuntsog a marzo ha dato avvio alla detenzione di circa 300 monaci di Kirti per un mese. Durante le proteste la polizia interviene ed apre il fuoco.

Azioni come queste non devono essere certo etichettate come gesti eroici, ma come voci che cercano di gridare al mondo ciò che succede. Il loro paese, la loro terra viene continuamente assediata, mentre il regime mette divieti e impone silenzi. La loro unica forza sta nel cercare di avere l’attenzione dei media tuttavia sino ad ora se questo è avvenuto, nulla sembra esser cambiato.

Il SOPA ha la sua vittima: Megaupload chiude i battenti

Una notizia che gira il mondo in maniera rapidissima ha a che fare sicuramente con il web. Il cossidetto SOPA (Stop Online Privacy Act) legge in via d’approvazione dal Congresso Americano ha già la sua vittima. Il fondatore di Megaupload Dotcom e gli amministratori sono stati arrestati questa mattina, così comunica il ministero della Giustizia degli Stati Uniti.

La chiusura di Megaupload

MERCATO – Ciò che ha portato il Congresso Americano a decidere tale azione è in primis l’andamento del mercato discografico, cinematografico, musicale, televisivo. Insomma l’informazione che si può definire d’intrattenimento. Già anni fa scoppiò il caso Emule su cui si potevano scaricare contenuti e contemporaneamente scambiarli con altri utenti, il tutto fu dichiarato illegale sin da subito. Gli utenti continuarono l’attività e solo alcuni furono dichiarati realmento colpevoli poichè utilizzavano il contenuto a fini commerciali.

ATTIVITA’ – Sostanzialmente Megaupload consentiva agli utenti di scaricare o di visualizzare in streaming serie tv, fiction, film, e quant’altro in maniera gratuita. Ma l’associazione dei produttori cinematografici Usa ritiene che la principale attività degli utenti che usavano il sito consistesse nell’inviare contenuti protetti da copyright soprattutto film. E anche Wikipedia aveva oscurato il suo sito per protesta proprio nella giornata di ieri. Mentre è stato chiuso anche Megavideo.

REGOLAMENTAZIONE – La notizia circola sul web che è anche vittima. Non è certo la prima azione che riguarda il web questa, negli anni e nei mesi recenti sono stati tanti i tentativi da parte delle case discografiche o cinematografiche di far pressione sui contenuti scaricati illegalmente. Soprattutto tanti hanno cercato di regolamentare una piattaforma a cui hanno accesso quasi tutti; sarebbe difficile porre leggi al web ma soprattutto nell’era digitale molti si opporrebbero. La possibilità e la disponibilità a tanti contenuti, e diverse voci è libertà d’informazione. Il messaggio può essere visto da più punti di vista e tener conto di tanti aspetti perciò l’individuo potrebbe scegliere cosa conoscere, cosa approfondire.

 

  

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